Abbacinare: significato e pronuncia
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È una parola piana: l'accento cade sulla penultima sillaba, nà.
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È una parola piana: l'accento cade sulla penultima sillaba, nà.
Si dice abbazìa: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice adémpiere: è una parola sdrucciola.
Si dice afrodìte: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice agènda: è una parola piana, con la e aperta.
Si dice àlbum: è una parola piana, con l’accento sulla prima sillaba.
Si dice alìquota: è una parola sdrucciola, con l’accento sulla terzultima sillaba.
Àloe è sdrucciola e indica la pianta, il preparato o il legno; alòe è piana e indica la festa di Demetra. Per la prima è ammessa anche aloè.
Si dice alpàca: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba. È ammessa anche la forma àlpaca.
Si dice amàca: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Àmbito è il sostantivo sdrucciolo; ambìto è il participio passato piano di ambire: l'accento distingue le due forme e i loro significati.
Si dice appendìce: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice archètipo: è una parola sdrucciola.
Si dice astenìa: è una parola piana.
Si dice atlèta, con la e aperta: è una parola piana.
Si dice auditòrium: è una parola piana, con l'accento sulla penultima sillaba.
Si dice avarìa: è una parola piana.
Bàlia e balìa sono omografi con sensi diversi: la prima indica chi allatta un bambino altrui, la seconda il potere o il dominio.
In baùle l’accento cade sulla u. La parola viene dallo spagnolo baúl.
Bène ha la e aperta e deriva dal latino bĕne.
Si dice bistécca, con la e chiusa: è una parola piana.
Si dice bocciòlo, con la o aperta. È una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice bolscevìco: è una parola piana. La forma errata bolscèvico sposta l’accento sulla sillaba precedente.
Si dice bònus: è una parola piana.
In bòsco la o è aperta.
Si dice càlibro: è una parola sdrucciola, con l'accento sulla prima sillaba.
Si pronuncia callìfugo, con l'accento sulla i. La parola è composta dal latino callum, «callo», e da -fugo.
Si dice càmpus: è una parola piana, con l'accento sulla penultima sillaba.
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È una parola piana: l'accento cade sulla penultima sillaba, dà.
Si dice càsa, con la s sorda nella pronuncia standard: è una parola piana.
Si pronuncia càvea, con l'accento sulla prima sillaba. La parola deriva dal latino cavea, di origine incerta.
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L'accento cade sulla a: ciào.
In cièlo la e si pronuncia aperta.
Si dice compùter: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice crèmisi: è una parola sdrucciola, con l’accento sulla terzultima sillaba.
Si pronuncia crucivèrba. È un composto arbitrario del latino crux, «croce», e verba, «parole».
Cucùlo conserva l'accento del latino cŭcūlus, dove la u della penultima sillaba è lunga. È ammessa anche la forma cùculo.
Si dice dissuadére: è una parola piana.
In dóccia la o si pronuncia chiusa.
In dópo la o è chiusa; è una parola piana.
In edìle l’accento conserva quello del latino aedīlis, dove la i è lunga. La forma errata èdile è diffusa.
Si dice egemonìa: è una parola piana.
Si dice ègida, con la e aperta: è una parola sdrucciola, con l’accento sulla prima sillaba.
Si dice elàstico: è una parola sdrucciola, con l’accento sulla terzultima sillaba.
Si dice elegìa: è una parola piana. L’accento sulla i conserva quello del latino elegīa, con la i lunga.
Si pronuncia elèttrodo, con l’accento sulla seconda sillaba e la e aperta.
Si dice elettròlisi: è una parola sdrucciola.
Si dice enfitèusi: è una parola piana, con l'accento sulla penultima sillaba.
Si dice epìteto, parola sdrucciola: il latino epithĕton ha la penultima breve e l'accento sulla terzultima, come in italiano.
Si dice èremo: è una parola sdrucciola, con l’accento sulla prima sillaba.
Si dice facocèro: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
In fazzolétto la e accentata è chiusa.
Si dice fortùito, forma piana e più diffusa. È ammessa anche fortuìto, più rara e ricercata, che riflette la pronuncia latina.
Si dice fràgola: è una parola sdrucciola, con l’accento sulla terzultima sillaba.
Si dice fucìna: viene dal latino officīna, con la i lunga su cui cadeva l'accento, conservato in italiano.
Si dice fùcsia: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice gàngli: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice geroglìfici, parola sdrucciola: il latino hieroglyphĭcus ha la penultima breve e l'accento sulla terzultima, come in italiano.
Si dice gòlf, con la o aperta: è una parola tronca.
In guaìna l'accento conserva quello del latino vagīna, con i lunga. La forma guàina è diffusa ma errata.
Si dice hùmus: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice ibìdem: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice idìllio: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
In ièri la e si pronuncia aperta.
Si dice igiène: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice ignàvia: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice infìdo: l'accento sulla i conserva quello del latino infīdus, dove la i della penultima sillaba è lunga.
Si dice ipòfisi: è una parola sdrucciola, con l’accento sulla terzultima sillaba.
Si dice ìter: è una parola piana, con l'accento sulla prima sillaba.
Si dice làpsus: è una parola piana, con l'accento sulla penultima sillaba.
Si dice leccornìa: è una parola piana. La forma leccòrnia è diffusa, ma errata.
Si dice linfedèma: è una parola piana, con l'accento sulla penultima sillaba.
Si pronuncia ludìbrio; deriva dal latino ludibrium, legato a ludere, «schernire, farsi beffe».
Si dice lùdico: è una parola sdrucciola, con l'accento sulla terzultima sillaba.
Si dice lùgubre: il latino lugŭbris ha la penultima breve e l'accento sulla terzultima, come in italiano.
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È una parola tronca: l'accento cade sull'ultima sillaba e si scrive.
Si dice manàger: è una parola piana, con l'accento sulla penultima sillaba.
Si dice mediastìno: è una parola piana. È ammessa anche la forma mediàstino.
Si pronuncia melanzàna, con l'accento sulla seconda a. Il nome viene dall'arabo, con l'influenza della parola italiana mela.
Si dice memoràndum: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice metàfora: è sdrucciola. Il latino metaphŏra ha la penultima breve e quindi l'accento sulla terzultima, come in italiano.
Si dice mollìca: è una parola piana. La forma mòllica è errata.
Si dice mònitor: è una parola sdrucciola. Il latino monĭtor ha la penultima breve e l'accento sulla terzultima, come in italiano.
Si dice necròsi: è una parola piana, con l'accento sulla penultima sillaba.
Nòcciolo indica la parte legnosa del frutto ed è sdrucciola; nocciòlo indica l'arbusto o il palombo ed è piana.
Si pronuncia noùmeno, con l’accento sulla u; deriva dal greco νοούμενον, «ciò che è concepito dall’intelletto».
Si pronuncia òasi, con l'accento sulla prima vocale, una o aperta.
Si dice obèso, con la e aperta: è una parola piana.
Si dice òboe: è una parola sdrucciola, con l’accento sulla prima sillaba.
Si dice ocèano, parola sdrucciola: il latino Oceănus ha la penultima breve e l'accento sulla terzultima, come in italiano.
Si dice ombelìco: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice òmero, parola sdrucciola: il latino ŭmĕrus ha la penultima breve e l'accento sulla terzultima, come in italiano.
Si dice orològio: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice òrto, con la o aperta: è una parola piana.
Si dice osteòpata: è una parola sdrucciola.
Si dice ozòno: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice pedicùre: è una parola piana, con l'accento sulla penultima sillaba.
Si dice persuadére, con l'accento sulla penultima sillaba; deriva dal latino persuadere, composto di per- e suadere, «consigliare, convincere».
Pèsca, con e aperta, indica il frutto; pésca, con e chiusa, indica l'atto del pescare: sono parole scritte allo stesso modo ma con sensi diversi.
In pésto la e è chiusa. La parola è legata al verbo pestare.
Si pronuncia piròscafo, con l'accento sulla seconda sillaba e la o aperta.
In pòi la o è aperta. La parola deriva dal latino pŏst, che significa «dopo».
Princìpi è piana e indica inizi o fondamenti; prìncipi è sdrucciola e indica sovrani o, come aggettivo, i principali.
Si dice psichiàtra: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice psicòlogo: è una parola sdrucciola, con l’accento sulla terzultima sillaba.
Si dice psorìasi: è una parola sdrucciola, con l’accento sulla terzultima sillaba.
Si dice pudìco: nel latino pudīcus la i lunga porta l'accento, conservato in italiano.
Si dice quòrum: è una parola piana, con l'accento sulla penultima sillaba.
Si dice referèndum: è una parola piana.
Si pronuncia regìme, con l'accento sulla seconda sillaba; deriva dal latino regimen, «governo, amministrazione».
Si dice rèmora: il latino remŏra ha la penultima breve e l’accento sulla terzultima, come in italiano.
Si dice ricciòla: è una parola piana, con l'accento sulla penultima sillaba.
Si dice rubrìca: viene dal latino rubrīca, dove la i lunga porta l'accento, conservato in italiano.
Salùbre conserva l’accento del latino salūber, nel quale la u lunga porta l’accento.
In sécchio la e tonica è chiusa.
Si dice sinònimo: è una parola sdrucciola, con l'accento sulla terzultima sillaba.
Si dice slògan: è una parola piana.
Si dice smània: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si pronuncia sòleo, con l'accento sulla prima sillaba e la o aperta.
Si dice spòrco, con la o aperta: è una parola piana. La vocale aperta deriva dall'associazione con pòrco.
Si dice stàtus: è una parola piana.
Sùbito è sdrucciola ed è aggettivo o avverbio; subìto è piana ed è il participio passato di subire: l'accento distingue le due forme.
Si dice taràssaco: è una parola sdrucciola.
Si pronuncia telèfono, con l'accento sulla seconda sillaba e la e aperta.
Si pronuncia tèmpo, con la e aperta.
Si dice tónno, con la o chiusa: è una parola piana.
In tòpo la vocale tonica è aperta.
Tórta, con la o chiusa, indica il dolce; tòrta, con la o aperta, indica l'atto di torcere o il suo risultato.
In trèno la e si pronuncia aperta.
Si dice tùnnel: è una parola piana.
Si dice tùtor: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si pronuncia ucronìa. La parola viene dal francese uchronie, formato con u- di «utopia» e il greco χρόνος, «tempo».
Si pronuncia uòvo, con la o aperta. L'accento sulla o è conservato dal latino ōvum.
Si dice urètra: è una parola piana. È ammessa anche la forma ùretra.
Si dice utopìa: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si pronuncia valùta; la parola deriva da valere, attraverso l’antico participio passato valuto.
Si dice venerdì: è una parola tronca, con l'accento sull'ultima sillaba.
In vérde la e si pronuncia chiusa.
Si dice vérza, con la z sonora: è una parola piana.
Si dice vìrus: è una parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba.
Si dice xilòfono: è una parola sdrucciola.
Si dice zanzàra, con entrambe le z sonore. È una parola piana.
In zèfiro la z è sonora. La parola è sdrucciola.
Si dice zénzero, parola sdrucciola: il latino zĭngĭber ha la penultima breve e l'accento sulla terzultima, come in italiano.
Si dice zìgomo: è una parola sdrucciola, con l’accento sulla prima sillaba.
Si dice zòccolo: il latino sŏccŭlus ha la penultima breve e l'accento sulla terzultima, come in italiano.
Si dice zùcca, con la z sorda: è una parola piana.
Si dice zùcchero: è una parola sdrucciola, con l’accento sulla terzultima sillaba.